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È dolce piegare il capo e abbandonarsi sconfitti, rassegnati alla risacca della vita. È anche questo umano: chi si arrende ha finito una battaglia: stremato, resta in attesa di una mano o del nulla.
Non so darti una certezza torreggiante, o compagno di strada. Ho solo una piccola, frusta parola per me e per te: resisti!
Se il dolore ti acceca e ti morde nella carne, e come un cane furioso ti agguanta la gola, e non vedi nulla davanti a te, muto e barcollante sei chiuso nella tua tomba di lacrime, anche non piante, allora, ti prego, resisti!
Se la solitudine ti vien su all’improvviso come una febbre maligna, e ti avvolge nel buio freddo e umido di una notte invernale, e ti senti un viandante sperduto per un cammino infido e senza mete, allora, ti prego, resisti!
Se hai sbagliato e ti assilla la piccola o grande frana del tuo errore, e non hai più fiducia che qualcuno ti aiuti a ricostruire, dandoti almeno un mattone o posandoti un braccio sulla spalla, allora, ti prego, resisti!
Se il tuo sguardo non coglie un sorriso di affetto, di comprensione, di amicizia, ma vede solo occhi smorti, indifferenti, sospettosi, irridenti, impietriti nell’egoismo e stravolti nel chiuso dell’io, come banditi mascherati, allora, ti prego, resisti!
Se l’uomo o la donna a cui hai dato fiducia ti tradiscono, resisti! Se la tua guancia si riempie di schiaffi, il tuo cuore di delusioni, resisti! Se il tuo gruzzolo d’amore e di fede è quasi finito, resisti!
Se le parole d’ordine, in cui hai creduto, ti rimbombano vuote nel cervello, resisti! Se nel lavoro sei umiliato, sfruttato, inviso o lasciato da parte come un vecchio arnese, resisti!
Se anche chi ti vuol bene non ti capisce e ti lascia smarrito e incerto, resisti!
Non so dirti perché devi resistere in questo mondo che vuole l’uomo sconfitto, rassegnato, convinto di non poter mai più rialzare il capo. Sei l’anello di una catena che ha bisogno di te, come tu hai bisogno di un legame per non perderti.
Non ci sarà una casa nuova per l’uomo, se cedono le fondamenta; non ci sarà una scuola per i tuoi figli, se il maestro ha negli occhi la menzogna; non ci sarà una vera umanità, se il seme non è gettato, pur con mano tremante. Sappi, dunque, dire di no per poter un giorno assentire.
Di’ di no alle parole ladre e bastarde che ti vogliono convincere che tutto va bene in questo nostro tempo di benessere, e andrà ancor meglio col tuo aiuto, con la tua competenza: ti rubano la tua umanità inquieta e insoddisfatta, per fare di te un docile strumento, un utile servo, un comodo lacché, un avvelenatore di speranze, un cuneo nel popolo.
Di’ di no ai nuovi e vecchi riti che addormentano le masse in marcia verso la libertà e la giustizia, che invitano ad adorare un dio morto, un dio mortificante, un povero relitto di un antico naufragio che ancora si rinnova: un dio di falliti e di disperati, quinta colonna dei potenti che se la ridono soddisfatti.
C’è la fame, la guerra, l’ingiustizia nel mondo, ma le parole ladre e bastarde, ma i vecchi e nuovi riti t’invitano alla resa, ad accettare la realtà, il migliore dei mondi possibili, la civiltà cristiana, la cultura occidentale, il mondo libero e la democrazia parlamentare, la stampa indipendente e i mass media, il tempo libero per i divertimenti, e un po’ di religione per contorno.
Forse potrei dirti che hai un compagno accanto a te, stanco e avvilito come te, sofferente come un povero, sofferente perché povero. Eppure, vedi, si dà da fare, è al suo posto nella lotta, in silenzio; fa la colletta per chi è stato gettato sulla strada, non con l’animo del borghese che fa l’elemosina, ma perché è un compagno di lavoro.
La sua parola è semplice ma autorevole, non come quella degli scribi e dei farisei, vuota e illusoria.
Non è un superuomo, non è un asso, non è un idolo delle folle, il suo nome non è conosciuto da milioni di fans, come quello dei Beatles, non è un eroe invincibile: forse, anzi, ha conosciuto l’amarezza della sconfitta, il dolore della croce, la fatica di credere.
Forse per questo il tuo compagno, il tuo unico Maestro, ti dice: resisti, ti prego, resisti!
(Angelo Marchese) |